copertina libro un insegnante quasi perfetto

Un libro rivolto non solo agli insegnanti, ma anche ad allievi, genitori, educatori e assistenti sociali, sperando che la psicoanalisi possa offrire una nuova visione per risolvere le impasse e rendere efficace e gratificante ogni relazione educativa. Quel che conta è che, oltre al messaggio, passi un supplemento di Anima, perché l’educazione è cosa di cuore, il quale ascoltando vedrà! 

Un cammino di apprendimento emotivo dall’esperienza

SENZA PASSIONI ED EMOZIONI I PENSIERI E LE AZIONI NON POSSONO STRUTTURARSI NE’ REALIZZARSI.

il prof. Pergola durante le sue lezioni ai master presso l’Università di Tor Vergata, centinaia di entusiasti insegnanti da tutt’Italia e dalla Grecia come partecipanti

Filippo Pergola

Introduzione

Quale via d’uscita per l’insegnante di fronte alle tante impasse con l’allievo, la classe, i genitori, l’istituzione? Un bivio: incontrare quegli sguardi o guardare la parete di fondo dell’aula? Il rapporto con l’allievo è affettivo, prima che intellettivo: perché il lavoro porti frutto occorre tener presente ciò che si agita nella mente propria e dell’altro. Siamo frutto di relazioni, in cui la comunicazione può essere disturbata, per il fatto che vediamo le cose non per come sono, ma per come siamo; solo attraverso una relazione trasformativa le problematiche del conflitto educativo possono essere affrontate e risolte.

Le emozioni sono le artefici, le guide e le organizzatrici interne delle nostre menti, senza di esse i pensieri e le azioni non possono strutturarsi né realizzarsi: l’apprendimento del cibo-materia può comportare un dolore mentale rimosso, che andrà elaborato insieme ai processi sottesi (transfert, collusioni, meccanismi di difesa); gli allievi mangiano ciò che i docenti hanno digerito.

Occorre condividere le storie dei “casi” problematici, per ascoltarci nella relazione; potremo così arrivare a una nuova, sinfonica visione, per percepire, attraverso il prisma del gruppo, tutte le frequenze d’onda dei messaggi inconsci che compongono i rapporti umani; uno spazio per pensare i pensieri e gli affetti, togliere gli scheletri dall’armadio, integrare le zone d’ombra, intuire nuovi significati e collegamenti. Conosciuto se stesso, l’insegnante potrà contribuire a “metabolizzare” quei contenuti mentali che hanno creato smarrimento e blocco negli allievi (o in sé stesso, per burnout). Un percorso in cui si comprende perché si è cambiati nel dialogo con se stessi e l’altro, riprendendo il proprio giusto posto nel sociale.

Educare è cosa di cuore: non esistono ricette preconfezionate, ma occorre, soprattutto per i BES, camminare nelle scarpe dell’altro per interventi su misura. Gli insegnanti si ritrovano allievi ammalati del “troppo pieno”, annoiati e anestetizzati. Alcune madri sembrano incapaci di alfabetizzare alle emozioni, offrendo rispecchiamento e stabilità, mentre alcuni padri appaiono incapaci di conferire riconoscimento e d’indicare strade, aprendo all’autonomia. Rimane l’insegnante: a “servire il pranzo” con sim-patia, a seminare il campo con autorevolezza, a divenire quel nuovo eroe atteso dagli allievi, in grado di provocarli a progettarsi, a essere in piedi pronti all’ azione, riaccendendo Desiderio e Speranza.


[Presentazione del volume all’Università di Roma Tor Vergata – dal minuto 5 il prof. Pergola parla del libro]

Il volume è rivolto A TUTTI COLORO CHE CAMBIANO IL MONDO… UN ALLIEVO ALLA VOLTA

“Il reciproco amore fra chi apprende e chi insegna è il primo e più importante gradino verso la conoscenza” (Erasmo da Rotterdam)

Filippo Pergola

 

è psicoterapeuta analista individuale e di gruppo, presidente dell’Associazione di Psicoanalisi della Relazione Educativa APRE, docente di Psicologia dello Sviluppo all’Università di Roma Tor Vergata, direttore de “International Journal of Psychoanalysis and Education” e della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia “Ianus”.

 

Tra le numerose pubblicazioni si segnalano: “In attesa del padre” (MaGi) e “Alla ricerca delle in-formazioni perdute” (FrancoAngeli).

Intervista all'autore

Ognuno di noi è costituito da una rete di rapporti inconsci che ne influenzano l’esistenza (e che lui stesso contribuisce ad influenzare). Una rete che si estende in due direzioni: una verticale (che comprende la storia relazionale passata)vi e l’altra orizzontale (che comprende le relazioni attuali). Relazionarsi con un individuo vuol dire, quindi, entrare a far parte, e in certo senso reagire (a livelli più o meno consapevoli), con la rete transpersonale nella quale egli è da sempre ingaggiato in un dialogo inconscio. L’identità é frutto di un’incessante dialogo inconscio tra l’essere lo stesso (identico ai tanti altri con cui siamo entrati in relazione) e l’essere se stesso: un dialogo che spesso viene interrotto, per cui sperimentiamo uno smarrimento, che c’impedisce di prendere il nostro proprio giusto posto nel sociale. Nel libro propongo un cammino per riappropriarsi, da soggetti, della propria esistenza,  così divenendo anche per i propri educandi guida per un cammino di realizzazione di Senso.

Secondo Jung, l’insegnante, come educatore, “deve essere lui stesso una persona retta e sana, poiché questo, cioè il buon esempio, è il metodo didattico migliore”. Jung suggeriva agli insegnanti, più di mezzo secolo fa, di formarsi e aumentare il proprio livello di autoconsapevolezza, conscio com’era che l’allievo impara, prima di tutto, imitando, cioè identificandosi con i modelli importanti della propria vita e ben sapendo che la comunicazione tra insegnante e allievo, come quella tra qualunque persona, avviene per lo più a livello inconscio, ossia per ciò che non viene detto più che per ciò che viene verbalizzato. Non si tratta quindi, come insegnante, d’imparare a comunicare con l’allievo, ma occorre imparare ad essere un bravo adulto, una “persona retta e sana”.

Oggi la formazione degli insegnanti è piuttosto ricca di offerte, ma subisce spesso alcune eccessive specializzazioni e tecnicismi che depauperano il senso autentico di una formazione della coscienza dell’insegnante. Dietro alle sigle che individuano specifici disturbi evolutivi, o alle tecniche utili per affrontare questi disturbi, c’è sempre la relazione insegnante-bambino, che su un piano psichico va al di là delle prescrizioni comportamentali.

ALLORA ECCO LA NOSTRA visione sovversiva che parte dalla decodifica del teatro dell’inconscio a scuola

Se riusciremo a navigare sui fiumi carsici dei messaggi inconsci che compongono le relazioni, l’incontro nel gruppo classe può divenire occasione affinché l’insegnante comprenda se stesso e viceversa l’insegnante diventerà l’occasione perché l’allievo conosca se stesso. Ogni incontro che facciamo è un incontro con noi stessi; pochi sembrano accorgersi che gli altri sono loro stessi. L’incontro di due persone è come il contatto tra due sostanze chimiche; se c’è una qualche reazione, entrambi ne vengono trasformati. La relazione è il luogo ove sorgono i disturbi, perciò solo in essa e attraverso di essa possono essere risolti, condividendo la narrazione delle proprie storie, ascoltando le emozioni e ricercando nuovi significati, si potrà crescere insieme.

La nostra visione diventerà chiara solo quando guarderemo attraverso il nostro cuore. Chi guarda all’esterno, a livello di logica cognitivo-comportamentale, sogna. Chi guarda all’interno, apre gli occhi. E l’educazione è cosa di cuore, il quale batte per udire e che ascoltando vedrà; non servono ricette precostituite: la scarpa che sta bene ad una persona sta stretta a un’altra. Per risolvere situazioni di impasse, e uscire dal “cul de sac” dei conflitti educativi, l’insegnante occorre compia il viaggio più difficile e affascinante di un essere umano: quello che lo conduce dentro sé stesso alla scoperta di chi veramente egli è. Solo allora potrà utilizzare la propria stessa mente come straordinario strumento di lavoro, operando trasformazioni attraverso la relazione emotivo-affettiva: pensiero e azione infatti non sono che sintomi dell’affettività, la quale è il fondamento della personalità.

Un libro per apprendere dall’esperienza emotiva, giacché ciò che l’insegnante è, è più importante di ciò che insegna;
“colui che è maestro di scuola può cambiare la faccia del mondo” (Leibniz) se saprà pensare con il cuore, giungendo a sentire diversamente: “Il cuore batte solo per udire. Ascoltando, vedrà” (Souzenelle). 

Nei due video di seguito il prof. Pergola tratta di alcuni degli argomenti svolti nel libro durante le lezioni del master universitario di II livello di cui è autore e che svolge in vari Atenei: seminari a cui hanno partecipato, negli anni, ormai migliaia di insegnanti provenienti da tutt’Italia. A richiesta delle sessioni formative possono essere svolte direttamente nei propri Istituti scolastici.

https://youtu.be/c2LDyEBivf0

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Puoi contattarmi per approfondimenti richieste o spiegazioni, sarò felice di risponderti non appena mi sarà possibile.

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©2018 Un insegnante quasi perfetto Apprendimento-Insegnamento e Bisogni Educativi Speciali BES di Filippo Pergola

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